Wearable Tech, open design e contaminazione digitale a Milano

posted on agosto 3rd 2014 in News with 0 Comments

wemake-6

(L’articolo che racconta WeMake sul sito della Fondazione MakeInItaly CDB)

WeMake è un Fablab in via Stefanardo da Vimercate 27/5 a Milano. E’ uno spazio che lavora in sinergia e collaborazione con Login, il coworking tecnologico di Milano, a due passi dal laboratorio, è iscritto alla rete internazionale dei Fablab, ed è stato inaugurato l’11 giugno 2014.

WeMake è nato da un’idea di Costantino Bongiorno, 33 anni di Sondalo (in provincia di Sondrio) e Zoe Romano, 42 anni di Milano, che da anni si occupano di open design e digital fabrication proprio a Milano.

wemake-2

Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, Costantino Bongiornoha lavorato nel campo delle macchine utensili in Italia e all’estero, si è interessato di automazione domotica e ai microcontrollori. Dal 2008 inizia a collaborare con Massimo Banzi l’Arduino Team. Nel 2013 ha lavorato all’organizzazione della Maker Faire Rome.

Wearable Techopen design e Arduinosono i campi in cui si muove Zoe Romano, laureata in Filosofia Morale, fondatrice del progetto open-source di moda collaborativa europea Openwear.org(che cos’è lo ha raccontato QUI). «A WeMake porto questo bagaglio di conoscenze. Con le tecnologie indossabili non ci sono più gli uomini che usano Arduino da una parte e le donne con le macchine da cucire dell’altra: mi piace questo approccio di lavoro transgender della tecnologia applicata alla moda».

Contaminazioni e corto circuiti insomma che hanno coinvolto i nomi più importanti della wearable tech in Italia, come Riccardo Marchesi, di Plug and Wear. «L’ho conosciuto a Firenze e poi è stato uno dei nomi di punta di World Wide Rome nel 2012. Se stessimo negli Stati Uniti starebbe al Mit senza dubbio» ha detto ancora Zoe Romano. E la filosofia morale? Ecco com’è entrata inWeMake. «E’ la capacità di fare zoom out. Quando sei dentro una disciplina non riesci a vedere oltre. La filosofia ti permette di osservare il contesto e le sue dinamiche. Muoversi tra le discipline – spiega – è quello che serve oggi: le cose più cool nascono quando metti in connessione ambiti che non dialogano di solito».

WeMake è il risultato di un percorso iniziato dai suoi fondatori nel 2011 sotto il nome di Wefab, un collettivo che ha organizzato una serie di eventi con lo scopo di diffondere la digital fabrication e l’open design in Italia, inaugurato con un’iniziativa di 3 giorni durante il Salone del Mobile, intitolata WeFabDays e realizzata in collaborazione con Vectorealism e Openwear. Nel 2012 il collettivo ha realizzato Design Smash 3D, un contest amichevole che ha visto collaborare designer e makers con i vari produttori italiani di stampanti 3d open source tra cui KentstrapperWasp Project e ha visto la partecipazione di PiùLab del Politecnico di Milano.

A novembre dello stesso anno all’interno dello spazio Mage di Sesto San Giovanni ha curato la conferenza Dalla Fabbrica alle Fabbriche in collaborazione con ArciMilano.

Nel 2013 Zoe Romano e Costantino Bongiorno fondano PopupMakers, appuntamento mensile itinerante per creare connessione tra i makers locali che in pochi mesi si diffonde anche a Roma e Torino. «Nel mondo dei maker quello che conta è sporcarsi le mani e creare un prototipo. APopupMakers vengono presentati progetti, anche incompleti, ad altri makers, che magari possono portare a compimento il prototipo» ha precisato Zoe Romano. Nel 2014 WeFabdiventa poi WeMake e fonda l’associazione culturale omonima che successivamente da vita alla società che prende in gestione il Fablab.

QUOTES
“Bisogna avere territorio in grado di generare mille innovazioni anche inutili per avere la chance di crearne due o tre che ci cambieranno la vita”, Zoe Romano (La Repubblica, 28 marzo 2014)

“La cultura della collaborazione richiede persone aperte al cambiamento e alla contaminazione, istituzioni che mettano a disposizione risorse per creare spazi di collaborazione online e luoghi di sperimentazione locali (fablab, makerspace, hackerspace). Ecco quello che serve per costruire una cassetta degli attrezzi dell’innovazione a partire dalle capacità professionali e autodidatte presenti oggi in Italia”, Zoe Romano (Che Futuro!, 13 aprile 2012)

Guarda l’articolo sul sito della fondazione.

WeMake