Dello Stesso Cielo
Ideato e realizzato da GABRIELLA COMINOTTI
Progetto: YOURBAN
Il progetto europeo YouRban ci ha permesso di entrare in contatto con otto creativi italiani che hanno fabbricato il prototipo di un elemento di arredo urbano a WeMake. Gli otto creativi sono i vincitori di una call dedicata a progetti realizzati con una materia prima seconda derivata da fibre di vetro.
Il progetto Dello Stesso Cielo (Of the Same Sky) è un’installazione artistica che intreccia arte, poesia, sostenibilità ambientale e impegno sociale. Ideato da Gabriella Cominotti in collaborazione con Mare Culturale Urbano, il progetto è coordinato da Andrea Capaldi e curato da Beatrice Fellegara, con il supporto di una rete articolata di partner culturali e tecnici tra cui LIBERA, DIESIS, MUBA – Museo dei Bambini Milano, Cultura Valore, Heartfulness, Plants Play, e BDGS Architetti Associati.
Gabriella, tu sei un’artista a tutto tondo. Raccontaci un po’ di te
Sono un’artista e mi esprimo in particolare attraverso la pittura e la poesia.Ho esposto in diverse gallerie in Italia e all’estero e mi sono dedicata all’ illustrazione e alla stesura di brevi testi per l’editoria dell’infanzia. Tuttavia, concepisco il mio lavoro oltre il perimetro del sistema delle arti, facendo sì che i miei progetti abbiano una forte componente relazionale. Mi piace creare connessioni, e generare nuove comunità attraverso l’opera d’arte. Oggi porto avanti una ricerca che unisce dimensione estetica e ricreativa. Ho uno sguardo sensibile verso la responsabilità culturale, con una particolare attenzione agli aspetti sociali e ambientali. Dello stesso cielo rappresenta per me un grande punto di partenza in questa direzione. L’auspicio è quello di poter realizzare altri progetti ampliando ulteriormente la mia ricerca espressiva.
Come sei venuta a conoscenza di YouRban e cosa ti ha spinto a candidarti?
Tutto è nato in occasione della presentazione del progetto “Dello stesso cielo” durante una mostra presso lo spazio “Diesis”. Un docente del Politecnico di Milano mi ha parlato degli studi e delle caratteristiche dei polimeri rinforzati nonché dei loro molteplici e possibili utilizzi nei diversi ambiti. Così conoscendo la mia forte sensibilità nei confronti del tema ambientale, mi ha spiegato quali particolari applicazioni questo materiale rigenerato avrebbe potuto avere nell’arte e nel design. In seguito ho deciso di candidare un mio progetto al bando YouRban per sviluppare al meglio il dialogo tra materia ed espressione artistica.
Ci descrivi il tuo progetto?
“Dello stesso cielo” è un’installazione tridimensionale alta tre metri, concepita come un albero simbolico realizzato in metallo, polimeri rigenerati e vetro colorato. Affonda le proprie radici tra le pietre calcaree del Carso triestino, immerse nell’acqua piovana raccolta in un bacino, sul cui fondo giacciono alcuni versi poetici che ho scritto durante le prime fasi di elaborazione concettuale dell’opera, inclusa la poesia che le dà nome. L’opera si configura come un hub culturale aperto, pensato per accogliere esperienze collettive, performance e momenti di condivisione. Il progetto mette in relazione materiali, simboli e comunità, trasformando elementi legati anche a contesti industriali o bellici, in una nuova forma di dialogo e rigenerazione. Attraverso questa consapevolezza è possibile accedere a una nuova realtà trasformando le pietre, le macerie della nostra storia, in vita, grazie a nuove relazioni capaci di riscoprire e ricomporre il nostro stare insieme. .
È anche per questo che a margine dell’hub è prevista la presenza di quattro QR code, fruibili da parte dei visitatori e finalizzati a sostenere a vario titolo, progetti di carattere sociale e ambientale come “Andem” educare alla legalità e alla cittadinanza, “AUtelier” vestiamo un mondo migliore, “Forestami” e “Mosaico Verde” per la piantumazione di alberi in aree urbane e aree verdi italiane. Per la presentazione a Barcellona, è stato realizzato un prototipo in scala 1:3 con gli stessi materiali dell’opera finale.
Da dove nasce l’idea? C’è stato un momento preciso, un’immagine, un luogo o un fatto da cui hai tratto ispirazione?
L’ idea nasce dopo aver realizzato la mia prima vetrata su commissione per la Chiesa di Cassinetta di Lugagnano, in collaborazione con Vetrate Artistiche Grassi di Milano. Ho sentito l’esigenza di portare questo materiale così affascinante e carico di significati, fuori dal contesto tradizionale, immaginando una serie di “alberi” come portali simbolici nello spazio urbano. Da questa ricerca sono nati prima Portali nel vento, come vetrate artistiche a cielo aperto, e poi Dello stesso cielo, entrambi orientati a generare una riflessione condivisa sul nostro tempo. Essendo, in fondo, tutti, “impastati dello stesso cielo”.
Come entra la materia prima seconda nel tuo progetto — è un vincolo, una risorsa o qualcosa d’altro?
Il materiale rigenerato rFRP è entrato nel mio progetto come importante risorsa e grande opportunità perché permette di dare ulteriore significato ai temi culturali, ambientali e sociali dell’opera. Il processo di integrazione con metallo e vetro, sviluppato anche con il supporto della designer Valeria Regis, ha richiesto sperimentazione e ricerca, trasformando la complessità tecnica in parte integrante del linguaggio progettuale. Questa esperienza mi ha permesso di approfondire le qualità del materiale rigenerato, la sua duttilità e le sue potenzialità espressive. In Dello stesso cielo, i materiali vengono riconfigurati in una forma simbolica che genera un immaginario di trasformazione e rigenerazione, dove elementi diversi dialogano tra loro come le realtà coinvolte nel progetto, creando connessioni tra persone, contesti e comunità.
A chi è rivolto il tuo intervento? Chi immagini mentre lo usa, lo abita o ci passa davanti?
A chiunque attraversi lo spazio: cittadini, visitatori, bambini, comunità locali. A chiunque voglia fermarsi e sostare per riprendere contatto con se stesso e con il mondo circostante. E ancora a chi desidera condividere momenti culturali ed esperienze artistiche, nonché riflettere su temi importanti di carattere ambientale e sociale.
Cosa sta succedendo adesso, durante la residenza? In che fase sei e cosa stai sperimentando?
Attualmente mi sto occupando delle ultime fasi di prototipazione e quindi di seguire le diverse lavorazioni dei materiali previsti, insieme alla designer che con me collabora. I telai sin qui realizzati sono stati trasferiti nel laboratorio di “Vetrate Artistiche Grassi” di Milano dove si provvederà al taglio del vetro e alla consegna del materiale nel giorno in cui è prevista anche la fase di assemblaggio dell’opera.
Se il tuo progetto funzionasse esattamente come lo immagini, cosa cambierebbe — anche di poco — nella vita delle persone che lo incontreranno?
Mi auguro che il progetto possa diventare un punto di incontro e un dispositivo di consapevolezza condivisa. Ritengo possa rappresentare uno spazio di arricchimento per chi percepisce il cambiamento come necessario e urgente, e per chi riconosce nella trasformazione personale il primo passo per l’evoluzione collettiva. È un invito rivolto a cittadini e istituzioni a costruire nuove piattaforme di dialogo, ritrovando quei punti comuni che rendono la condivisione e la partecipazione il fondamento del vivere civile.
Cosa pensi che il design e l’arte possano fare per la città che la politica o l’urbanistica da soli non riescono a fare?
L’arte e il design possono fare davvero molto per la città se legittimate dell’autenticità e dallo spirito libero. L’arte in tutte le sue espressioni, può sensibilizzare ed essere fonte di ispirazione per diversi aspetti della realtà. Se non è fine a sé stessa può contribuire a trasformare le coscienze, edificare nuovi percorsi, mettere in atto inaspettate strategie per migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle comunità.
Contatti:
- email: cominottigabriella@gmail.com
- Instagram : gabri_comi
- Sito web di Gabriella Cominotti










