Studiare, formarsi, sperimentare, creare al confine tra tecnologia e artigianato: questo e molto di più è stato il progetto A+Mani che si è svolto in parte anche a WeMake fra settembre e dicembre 2017.
I partner hanno fatto dialogare tre diverse visioni: la valorizzazione della tradizione sartoriale e dei maestri d’arte, la progettazione di sistema legata ai distretti produttivi sostenibili e la manifattura 4.0 anche alla luce dei modelli open source. Un aspetto fondamentale è stato rappresentato dalla relazione con le aziende medio grandi del settore moda, i maestri e il CNA, associazione di categoria della piccola e media impresa.
Il percorso si è svolto in 84 giorni di lavoro ed ha coinvolto intorno al Politecnico di Milano 8 gruppi per un totale di 53 studenti e studentesse, 4 aziende, 7 docenti, 5 artigiani, 1 fablab (WeMake!).
La sfida della manifattura 4.0 è quella di rompere il muro della diffidenza degli artigiani verso l’uso delle nuove tecnologie. In A+Mani hanno lavorato insieme Penisola, per la quale il metodo sartoriale è imprescindibile, parliamo infatti di modello a manichino, cartamodello, taglio, cucitura, decoro, stiro e Ardent che ha portato la sua esperienza nel lavoro con i distretti industriali in Brasile e India introducendo una modalità di lavoro che unisce la valorizzazione delle tradizioni artigiane con l’innovazione.
Durante la parte del percorso di A+Mani che si è svolta a WeMake oltre a introdurre gli studenti alla fabbricazione digitale ci siamo posti come il luogo d’incontro tra maestri artigiani, allievi e aziende. Il fablab è diventato un luogo di esperienza pratica, autonomia e dialogo utile per favorire nuovi approcci al sistema moda e alle dinamiche produttive, nell’ottica della produzione distribuita e nuovi modelli di business.






